De Instrumenctii Reparationem.
Prefazione.
Le mitiche Honda Four devono gran parte della loro bellezza e del loro fascino alle ottime rifiniture, alle luccicanti cromature, ai particolari curati.
Gli strumenti, costituendo la parte centrale del cruscotto, sono determinanti per l’aspetto estetico generale della moto; non possono e non devono essere brutti, sverniciati, malfunzionanti e con i fondini consumati dal tempo.
Pertanto, dopo un discreto numero di tentativi, anche falliti, credo di aver maturato quel poco di esperienza necessaria per scrivere questa piccola guida, la quale dovrebbe consentire a chiunque di intervenire sui propri strumenti.
In particolare, la guida e le foto in essa contenute è stata realizzata operando su strumenti di una Honda CB750 Four K2; i metodi utilizzati dovrebbero comunque essere applicabili agli strumenti di tutte le Four.
La guida inizia spiegando come sono fatti gli strumenti, in modo che coloro che decideranno di seguire i miei consigli (poveretti), sappiano cosa aspettarsi al momento dell’apertura.
La guida proseguirà spiegando come si aprono gli strumenti senza rovinarli, qualche cenno sulla riparazione di piccoli difetti, i materiali e gli attrezzi necessari, la sostituzione dei fondini e delle guarnizioni e, per finire, la richiusura dello strumento.
Disclaimer: tutte le operazioni descritte richiedono una certa manualità non venite a piangere da me se rovinerete i vostri strumenti
Come sono fatti gli strumenti.
Non appena lo strumento è stato smontato dalla moto, esso appare come un corpo unico formato da due “bicchieri”, tenuti stretti da una ghiera pressata.
Non appena avremo aperto la ghiera (vedremo più avanti come fare), i due bicchieri si separeranno, come si vede nel disegno:

il semibicchiere inferiore (A) porta a bordo tutto il meccanismo dello strumento.
Il semibicchiere superiore (B) contiene il vetro (con la sua guarnizione) ed un semibicchiere interno, come si vede in quest’altro disegno e ancora meglio nella foto:


Il semibicchiere (C ) ha solamente il compito di pressare la guarnizione del vetro contro il bordo del semibicchiere superiore (E) e di diffondere l’illuminazione interna colorandola di azzurro.
Il (C ) è dotato di una sottile guarnizione (F) sulla circonferenza esterna; tale guarnizione, anche se in cattivo stato, bisogna conservarla perché servirà quando richiuderemo lo strumento.
Se è mezza marcia, evitare di toccarla in modo da comprometterla il meno possibile il suo compito sarà solo quello di mantenere lo spessore originale del sandwich all’interno della ghiera l’ermeticità verrà garantita dalla colla.
Anche il vetro (D) ha la sua guarnizione (F), piuttosto spessa, sulla circonferenza.
Il bicchiere superiore (E) altro non è che l’esterno dello strumento, cioè la parte “a vista” dello stesso.
Le misure dei vari bicchieri sono calcolate in modo tale che, quando lo strumento è chiuso e pressato dalla ghiera esterna, tutte le guarnizioni sono premute dai bicchieri, ottenendo così l’ermeticità dello strumento (questo almeno era vero quando lo strumento, trent’anni fa, era nuovo).
Un consiglio per la guarnizione del vetro.
Quasi sempre, quando smonteremo uno strumento, la guarnizione del vetro sembrerà in buono stato.
Nello stesso tempo, probabilmente noteremo tracce di presenza di acqua (bicchieri rugginosi internamente) all’interno dello strumento:

Come si spiega?
Semplice, la guarnizione del vetro, con gli anni, si è adattata, ha “preso la forma” della sede in cui si trova ad operare e quindi non è più pressata, lasciando così libero ingresso all’acqua.
Perciò io consiglio di sostituirla sempre, anche se sembra perfetta.
Dato che tali guarnizioni risultano per ovvi motivi introvabili, vedremo nel seguito come si opera tale sostituzione.
Inutile dire che, a seconda delle condizioni dello strumento, ognuno valuterà se è il caso di pulire, riverniciare, trattare con Ferox le parti arrugginite ecc. ecc.
Materiali ed attrezzature necessari.
Per eseguire il lavoro, oltre ai normali attrezzi, sono necessari i seguenti materiali/attrezzature:

Morsa da banco.

Trapanino tipo Dremel con disco da taglio.

Svitol, colla epossidica bicomponente, acciao liquido, vernice rossa da ritocchi.

Colla Pattex.

Fascetta stringitubo abbastanza lunga, ma allo stesso tempo sottile e malleabile, da circoscrivere la circonferenza della ghiera esterna dello strumento; io ho usato questo tipo di fascetta “a metraggio” perché ce l’avevo già.

Un supporto, di qualsiasi tipo, che faccia da base per lo strumento quando quest’ultimo, in fase di richiusura, verrà stretto nella morsa.
Va bene qualsiasi cosa che si adatti al diametro dello strumento, lasciando all’interno la parte sporgente dove c’è l’attacco per il cavo io ho usato una rotella di scotch da pacchi.

Silicone, nastro biadesivo, una tavoletta di legno (che, come visto sopra con la rotella di scotch, servirà in fase di richiusura per stringere lo strumento in morsa senza danneggiarlo), ovvero come si vede nella foto seguente:

Un estremo di corda da contachilometri, utilissima per provare gli strumenti prima di richiuderli, abbinata ad un trapanino in grado di girare al contrario (è richiesto movimento sinistrorso).
Potrebbe andare benissimo un avvitatore reversibile.

Bustine piccole di sali essiccanti “Silica-Gel”; vedremo dopo a cosa servono e dove vanno posizionate.
Ed ora. All’opera!
Apertura dello strumento.
Per aprire lo strumento occorre tagliare la ghiera esterna utilizzando il trapanino Dremel munito di disco a taglio.
Il taglio può essere eseguito perpendicolarmente al bordo esterno della ghiera, fino a tagliare completamente la ghiera stessa.
In questo modo incideremo leggermente anche i bordi dei bicchieri, ma non ha importanza, tanto alla fine sigilleremo il tutto con la colla.
Il taglio perpendicolare viene benissimo sugli strumenti della 750K2, nei quali la ghiera esterna è molto sottile; per questo l’incisione dei bordi dei bicchieri sarà veramente minima.
Nel caso della 400, dove le ghiere sono di spessore maggiore, potrebbe essere meglio tagliare perpendicolarmente solo il bordo esterno della ghiera, e tagliare diagonalmente i profili superiore ed inferiore della ghiera, allo scopo di non incidere troppo i bordi sottostanti.
Ritengo comunque che il taglio perpendicolare completo sìa il modo più semplice e sicuro per effettuare un taglio netto e preciso, tanto, come già detto, la colla finale sigillerà il tutto.
Non appena il taglio sarà completato, la ghiera uscirà da sola dalla sua sede; non è richiesto il minimo sforzo per l’estrazione.
Questo dipende dal fatto, già citato sopra, che le guarnizioni col tempo si sono adattate alla loro sede e la ghiera non fa alcuna pressione sui due semibicchieri dello strumento.
Ecco come si presenta il lavoro del taglio:


A questo punto, se gli strumenti sono meccanicamente ben funzionanti, si può procedere alla sostituzione dei fondini (che nel frattempo avremo acquistato da Honda4Fun.com) oppure ad eventuali pulizie/controlli/riparazioni della meccanica dello strumento.
Per smontare i fondini vecchi, ovviamente, bisogna procedere all’estrazione dell’ago indicatore.
Per fare questo, occorre fissare lo strumento in morsa (cercando un buon punto di presa e senza stringere troppo, si deforma facilmente!) e, utilizzando due cacciaviti a taglio appoggiati sulle teste delle vitine che fissano il fondino, dare a leva per estrarre l’ago indicatore applicando la forza nel punto centrale dell’ago, vicinissimo al perno dove l’ago stesso è inserito.
I due cacciaviti vanno mossi all’unisono per estrarre l’ago in senso verticale, pena la deformazione dell’alberino.
Di questa fase non ho foto Per fare foto mi sarebbero servite 4 mani.
Pulizie/controlli/riparazioni della meccanica dello strumento.
Questa fase è molto soggettiva, dipende molto dallo stato iniziale degli strumenti quindi ogni caso è un caso a se.
Nel mio caso, avevo il contagiri perfettamente funzionante ed il tachimetro pure, salvo il fatto che quest’ultimo, provandolo col trapanino e lo spezzone di corda da contachilometri, risultava molto duro a girare.
Racconterò quindi brevemente il mio caso personale, ovvero come ho riparato la meccanica del tachimetro, rendendola fluida come da nuovo.
Dunque, ad un primo esame, sembrava che la durezza fosse imputabile al grasso, ormai secco, che mamma Honda aveva depositato, 35 anni fa, internamente al rinvio angolare della corda e sui meccanismi interni che azionano i contachilometri a cifre totale e parziale.
Ho pertanto proceduto ad uno smontaggio quasi completo della meccanica interna dello strumento e ad un’accurata pulizia; alla fine ho messo del grasso nuovo in tutti i punti necessari.
Insomma, in una certa fase del lavoro, il tachimetro si presentava così:

Come si può vedere dal colore scuro del diluente nella vaschetta e dallo sporco sulla carta assorbente, di porcheria ce n’era!
Comunque, utilizzando anche lo Svitol, alla fine la meccanica è venuta pulitissima.
Una volta terminato il lavoro di pulizia e rimontato lo strumento delusione! Andava un po’ meglio di prima ma ancora era troppo duro.
Ho rismontato il tutto più volte e, a forza di prove, ho finalmente capito qual’era il vero problema, ovvero un gioco assiale su due dei tre alberini che rinviano il moto ai meccanismi dei contachilometri totale e parziale.
Questi giochi assiali, probabilmente dovuti all’usura ultratrentennale, complice forse il grasso ormai secco, portavano gli accoppiamenti (praticamente delle viti senza fine) a lavorare in modo anomalo, rendendone duro il movimento.
Il problema è stato brillantemente risolto inserendo delle piccolissime rondelle di materiale plastico (appositamente ritagliate a misura da un calendario tascabile) sugli assi degli alberini in questione, eliminandone così il gioco assiale.
Ecco le foto dove si vedono le rondelle che ho inserito:

